mercoledì 29 febbraio 2012

E' sempre colpa dell'uomo

 
Per secoli noi donne abbiamo dovuto sentirci dire una frase tremenda: “Non sai darmi un figlio maschio”.
 
Generazioni di donne si sono sentite colpevolizzare dai propri compagni, accusare d’inadempienza e ridurre alla stregua d’inette,  non in grado di raggiungere un semplice obiettivo: dare un erede di sesso maschile che potesse tramandare ai posteri il cognome dell’uomo.
 
Insomma, miliardi di donne hanno dovuto vivere e convivere col senso di colpa, magari partorire mezza dozzina di bambini fino al sospirato erede.
Questo perché i maschi, senza mezzi termini, scaricavano la responsabilità del sesso del nascituro su di loro.

Ebbene, mie care amiche, ho una notiziona per voi.

Ogni individuo viene programmato dalla natura come femmina e per ben sei settimane i feti sono tutti di sesso femminile. Poi, alla settima settimana, accade il fattaccio: entra in azione un gene che determina il sesso del nascituro e UDITE! UDITE! questo gene si trova nel corredo genetico del maschio.

Dunque, poiché i cromosomi che determinano il sesso sono due (XX per la donna e XY per l’uomo) e poiché ogni genitore regalerà il 50% del corredo, potrà accadere che:
a) la donna dia X e l’uomo X = XX, cioè una femminuccia.
b) la donna dia X e l’uomo Y = XY, cioè un maschietto.

Insomma, la donna può dare solo X ma l’uomo può dare X oppure Y. Dunque la COLPA (se mai ce n’è stata una) del sesso del nascituro è esclusivamente del MASCHIO!
Ed è solo una di una lunga serie.

venerdì 20 gennaio 2012

Figli del Multiple Choice

Figli della tecnologia, di internet, della PSP e della Wii.
Figli di Facebook, del Nintendo DS e del digitale.
Gli adolescenti di oggi.

Sanno  raggiungere l’ottantesimo livello dell’ultimo Super Mario 3D  in nove minuti netti e (con la stessa disinvoltura) entrare nel sistema operativo della NASA. Però molti di loro non sanno fare un discorso coerente che duri più di quattro secondi e che contenga più di cinque parole. Tra le quali spesso c’è un congiuntivo travestito da condizionale.

“Dimmi cosa ti ricordi del Romanticismo.” chiedo io.

Insomma, mica gli ho chiesto una data o che. Cerco di metterlo a suo agio, può partire da dove vuole e dirmi SOLO quello che si ricorda. Penso invero di star facilitando la vita a chi mi sta di fronte. E poi non  abbiamo fatto chissà che in letteratura, ma solo quello. Quindi non è di certo una domanda a sorpresa, no?
No, appunto.

“Prof, mi fa una domanda?”.
Eccola.
Fatidica, tremenda e inesorabile: la Madre di tutte le domande.

“Ok…”, dico io che cerco sempre di andar loro incontro “Ti faccio una domanda: mi parli del Romanticismo?”.
Quello strabuzza gli occhi. Mi offre un accenno di sorriso, certamente per vedere se rispondo allo stesso modo e comunicargli così che sto scherzando e che presto inizierò a fargli un’interrogazione strutturata, durante la quale Foscolo e Leopardi  giocheranno a scacchi. O alla Wii.

Eccolo lì, davanti a me, un figlio del Multiple Choice, o -se preferite- dei test a crocette. Dopo anni di cervello atrofizzato, durante i quali gli era stato richiesto di mettere solo qualche X (anche a caso eventualmente), arriva “una” che pretende che lui faccia un DISCORSO. Roba da pazzi.

Ma cosa posso pretendere? Domandano l’amicizia   cliccando un tasto, chiedono di fidanzarsi con un SMS e rispondono  a quel SMS con: “Sì, tv tr tr tr b.”
E io (fessa)  voglio che mi facciano un DISCORSO sul Romanticismo. Forse, se glielo chiedo con un SM,S ho più probabilità.

Ma non mi arrendo. Mi entusiasmo spiegando loro la politica estera del Cavour e la spedizione dei Mille, la Destra storica e l’imperialismo. Parlo di Patria e di Risorgimento. Vedo i loro occhi attenti… sì, li conquisto.
“Prof, ma a che serve studiare la storia?” mi chiede uno di quelli che non ho conquistato.
“A non commettere gli stessi errori del passato”, rispondo io.
Ma che senso può avere questa risposta per ragazzine che, la mattina, si svegliano 30 minuti prima per piastrarsi i capelli?

Poi, però, devo passare all’analisi del periodo. Come faccio a convincerli che distinguere un’oggettiva da una soggettiva sarà loro utile nella vita? Quando mai gli capiterà di incontrare qualcuno per strada che gli chiederà spiegazioni sulla paratassi? Se è per questo, mai nessuno gli chiederà di spiegargli il trasformismo del Depretis, ma la storia ha sempre un fascino particolare. O forse lo ha solo per me.

E mentre scrivo alla lavagna alla velocità della luce perché la campana dell’ultima ora sta per suonare, vedo un paio di ragazze che aprono il diario e fissano con interesse qualcosa. Magari vogliono vedere l’orario (che non si impara mai prima di Pasqua) e scoprire così quando sarà la prossima emozionante  lezione sul periodo ipotetico. Devo averle davvero colpite. Avranno anche i capelli piastrati, ma le ho colpite.
Un riflesso traditore, però, mi rivela che si stanno guardando nello specchietto che hanno incollato internamente alla copertina del loro diario, perché all’uscita ci sono i  fidanzati.
Sono bellissime le tredicenni di oggi, truccate e vestite come diciottenni che stanno per entrare in discoteca. Unghie finte, tette inaccettabili e -ovviamente- capelli piastrati.

“Prof, domani ci porta le verifiche?”, chiede uno.
“Forse stasera le correggo…”.
“Prof!”, mi chiede un’alunna che sembra pronta per un cartellone pubblicitario “Ma non esce stasera?”
Rimango un attimo interdetta e penso che sì, merda, vorrei proprio uscire e andare in giro a vedere vetrine, magari anche dal parrucchiere a farmi piastrare i capelli, invece che stare sui vostri temi strampalati e mangiarmi un barattolo di Nutella intero per affrontare quella sofferenza.

Figlie di Facebook ma anche di Uomini e donne, sempre aggiornatissime su chi entra e esce dal Grande Fratello e super griffate. E io che speravo di entusiasmarle con Cavour. Forse avrei avuto una chance se  Cavour fosse stato vestito da D & G  o Gucci.

E i tre fioccano.
Che faccio? Decido anche io di proporre un Multiple Chioce affinché anche il più ignorante di loro possa prendere sei?
Studi autorevoli dimostrano che il più deficiente può aver buone probabilità di prendere la sufficienza semplicemente indicando per ogni risposta la stessa lettera, dalla prima alla ultima domanda. Quindi, se la fidanzata si chiama Anna, sempre A, per esempio.

“Leggi l’esercizio che hai fatto a casa”, dico io.
“Sì, prof, ma sono sicura che è sbagliato…”, mette le mani avanti uno con un’acconciatura che sembra opera del Maestrale. Un’onda rigida che mette il mal di mare.
“Ma se sapevi che era sbagliato perché a casa non ti sei preso la briga di rivederlo? E sputa quella gomma.” Dichiaro seria.
“Prof, non ho nessuna gomma”.
“Apri la bocca”, ordino.
Quello apre la bocca e davvero non c’è niente dentro. Sono di fronte ad un simulatore di gomma da masticar,e a meno che non l’abbia ingoiata e non lo escludo per niente.

Ho deciso, non cederò alla verifiche strutturate.
Avranno anche delle pettinature che sfidano la forza di gravità, ma in quella testa ci dovrà pur essere una scintilla da qualche parte e la troverò.
A settant’anni, quando sarò alle soglie della pensione, costretta ad andare a scuola con la badante, incapace d’intendere e volere (forse -però- coi  capelli perfettamente piastrati), prenderò in considerazione il Multiple Choice. Ma avrò le mie buone ragioni.










domenica 15 gennaio 2012

Sposarsi uccide il matrimonio


Quando si è innamorati cotti è il momento peggiore per sposarsi.

Non c’è niente che ottenebri di più il cervello come l’amore e poiché (teoricamente) il matrimonio dovrebbe durare tutta la vita, con la mente ottenebrata dalle pulsioni più irrazionali del mondo, risultiamo tutti dei dementi, incapaci di vedere la realtà così come realmente è,  ma solo in una versione geneticamente modificata.

I nostri avi questo l’avevano capito perfettamente; infatti ai loro tempi i matrimoni erano tutti combinati. Ci si sedeva  a tavolino e se lui era vecchio e ricco e lei giovane  e povera il matrimonio sarebbe partito con ottime premesse.
Prova ne sia che quei matrimoni duravano una vita intera. Chi dice che la durata era strettamente legata alla mancanza del divorzio, è un malpensante.

Inoltre, se qualcuno non avesse pensato a combinare il primo matrimonio della storia, noi non saremo qui, e mi riferisco ad Adamo ed Eva.

Ma oggi, escludendo i matrimoni combinati e partendo dall’assunto che avvinghiati nelle spire dell’amore non possiamo essere assolutamente oggettivi, mi direte: ma allora quando è meglio sposarsi?

Credo che, per avere delle buone possibilità che il matrimonio duri più di un nano secondo, si debba aspettare quel momento esatto (non prima e PORCO CANE! neanche dopo)  in cui lui smetta di sembrare quel gran figo, affascinante, acuto e con gran senso dell’umorismo, e lei smetta di apparire dolce, sexy e un po’ geisha.

Il guaio è che, affinché si giunga a questa folgorazione, ci si deve necessariamente sposare.

venerdì 14 ottobre 2011

Marco, ti devo parlare


-Marco, ti devo parlare.- mi dice Franca e la sua espressione non promette niente di buono.

Giuro, non ho mai capito perché certe persone, quando ti devono dire qualcosa di tremendo, sentono il bisogno di avvisarti.
 Franca è così, sta per piantarmi un pugnale nel cuore ma ci tiene a farmi sapere che è una persona gentile. Vorrebbe farmi credere che si preoccupa per me, che in fondo mi vuole bene, qualcosa del tipo: “Credimi, io non vorrei darti questo dolore, davvero, se dipendesse da me… ma non posso fare altrimenti!”.

E mentre lei si mette la coscienza  a posto io comincio a morire, dilaniandomi tra mille possibili nefaste notizie.
Aborro le morti lente, la sofferenza dialettica; sono invece per le cose drastiche e definitive. Franca, vuoi dirmi che la nostra storia è finita? Cazzo, dillo!
E mentre i secondi passano, i tuoi occhi non reggono i miei e si abbassano.

-Ti ascolto.- rispondo io.

Ecco, vedete come sono pragmatico? Mica sto a girarci intorno o a farmi prendere dal panico per qualcosa che ancora non so. Ti spiano la strada, cara Franca, ti offro il fianco affinché tu possa affondare la lama senza senso di colpa. Ti faccio credere che il tuo patetico tentativo d’indorarmi la pillola sta ottenendo il risultato sperato.

-Non so da dove cominciare…- tentenna lei.

E no, cazzo! Ti sto rendendo le cose facili, più di così potrei solo leggerti nel pensiero. Lo so che vorresti, ma mi dispiace: la lettura del pensiero non era prevista nel nostro rapporto. Muoviti a sputare quelle parole che chissà quante volte ti sei ripetuta prima di venire da me. Avrai anche fatto le prove allo specchio, immaginandoti davanti al sottoscritto e cercando il modo più elegante per dire che mi lasci, che mi molli, che magari hai già un altro.
Un altro. Sono mesi che lo sospetto. Chissà, se sei fortunata sarà uno che ti legge nel pensiero.

-Comincia da dove vuoi.- ribatto io.

Il panico nel tuo sguardo mi dice che sarà dura.
Lo so, è un po’ come il tema a piacere, non si sa mai cosa scrivere. La verità vi renderà liberi, ha detto qualcuno. Ecco, ti sto lasciando libera di dirmi la verità, d’iniziare da dove vuoi, che altro pretendi da me? Che dica quelle maledette parole al posto tuo? Scordatelo.

-Ecco… Vorrei che la prendessi nel modo migliore…

Dove la dovrei prendere?
Se mi tradisci da mesi (come sospetto) DILLO! Smettila di fingere un imbarazzo che di certo non provavi quando te la spassavi con quello, chiunque sia, che ti auguro proprio ti legga nel pensiero, perché queste conversazioni ammazzerebbero chiunque.

-Appena mi avrai detto tutto, saprai immediatamente come la prenderò.- rispondo calmo.

Io non leggo nel pensiero, ma per fortuna neanche tu. Perché in quel caso sapresti quali eleganti epiteti mi sovvengo alla mente al solo pensiero di te con un altro, tu con tutte quelle menate sulla fedeltà, sul “io e te” per sempre, ecc. ecc. Era meglio che stavi zitta allora, ma è meglio che ora ti muovi a parlare se no non rispondo di me.

-Allora… -riprende lei mesta.- hai presente il rag. Serra, quello del primo piano?

ALT.
Il rag. Serra? Quella specie di mocassino ambulante che ha l’espressività di un merluzzo essiccato? Credevo avessi gusti migliori, Franca. Sì, mi deludi. Ma è un particolare irrilevante, anche se essere mollati per uno così potrebbe compromettere il mio amor proprio e il mio pragmatismo.

-Sì, ho capito…-dichiaro.

No, in realtà non ho capito come cavolo possa esserti piaciuto uno così. E guai a te se osi tirarmi fuori menate tipo “non so neanche io come sia potuto accadere…”!

-Credimi, non so proprio come sia potuto accadere…-esordisce lei.

Cazzo.
Mi siete testimoni, questa donna se la sta cercando.
Il rag. Serra del primo piano, che avrà almeno 60 anni, con un’andatura da cammello, odore di naftalina e NON SAI PROPRIO COME SIA POTUTO ACCADERE?

-Prova.- rispondo io.

Se verrete a trovarmi niente giornali, cioccolato o arance. Per favore. Spero anche di essere in cella da solo.

-Allora… -prosegue Franca - Il rag. Serra aveva parcheggiato malissimo, giuro! Mi aveva lasciato uno spazio piccolissimo… eh, ma piccolo… Mi sembrava di farcela, davvero, se no non mi sarei mai sognata di tentare il parcheggio in retromarcia, per giunta in salita… e credimi, non so proprio come sia potuto accadere… la tua macchina… ecco… non credo sia un grosso danno… non so, non me ne intendo… ma la macchina del ragioniere…. quella sì…

Respiro lentamente, cercando di mantenere la calma. La mia BMW nuova, ritirata dieci giorni fa. La mia BMW e la mia ragazza. La mia ragazza che, sebbene abbia la sua macchina, oggi ha deciso di prendere la mia. La mia BMW nuova. Nuova di zecca. Ci sono voluti dieci anni di lavoro per potermela permettere. Ok, sempre meglio di una storia con Rag. Serra, ma parliamo della mia BMW. Erano almeno dieci anni che la desideravo una macchina così, me la sognavo di notte, cosa che non ho mai fatto per nessuna donna. Neanche Franca ho sognato come sognavo una macchina così.
Cerco il mio pragmatismo, ma non lo trovo. Penso alla mia BMW ritirata dieci giorni fa e alla mia ragazza, che vive con me da 9 giorni.
BMW batte ragazza 10 a 9.

Penso alla naftalina e al fatto che forse era meglio una storia col rag. Serra. Un giudice clemente avrebbe compreso il delitto d’onore. Sì, era meglio che Franca mi avesse tradito col rag. Serra.

 
-Franca, ti devo parlare.- e la mia espressione non promette niente di buono.







lunedì 15 agosto 2011

Io, l'erotismo e il perizoma




Bene, immagino che qualcuno di voi stia già ridendo. Diciamo che lo prenderò come un complimento.

Dunque, premetto col dirvi che -attualmente- io sto all’erotismo come una mutanda della nonna sta ad un perizoma. Inoltre Word mi ha sottolineato di rosso la parola “mutanda” e non la parola “perizoma” e questo è sospetto. Ma ci tornerò poi.

Ho detto “attualmente” perché intorno ai venti/trent’anni qualche perizoma l’ho comprato, così, tanto per averlo nel cassetto, perché non si sa mai. Ho anche provato ad usarli, mi sono impegnata sul serio, ma volete mettere una comoda mutanda tradizionale (che neanche senti), con quello stretto di Gibilterra che s’infila tra le chiappe e che ad ogni passo ti ricorda crudelmente di stare lì? Un’amica mi disse che è questione d’abitudine. Beh, non avevo nessuna intenzione di abituarmi a quell’arma letale, e poi perché? Perché così l’uomo, quando mi guarda il sedere, non vede il segno dell’elastico? Che se lo metta lui il perizoma, che poi il sedere glielo guardo io.

Dunque, le mutande, dicevo. Che poi a noi donne delle mutande degli uomini non è che c’importi molto, nel senso che, sì, magari ad alcune piace il boxer e ad altre lo slip, ma non è che scriviamo una tesi di laurea sull’argomento. Agli uomini (delle mutande delle donne) pare che invece importi parecchio e, tra l’altro, vorrei ricordarvi una cosa: il perizoma l’hanno inventato proprio gli uomini nell’antica Grecia. Solo che ad un certo punto, gli antichi si sono fatti furbi e hanno inventato le mutande da uomo, mentre la donna è retrocessa al perizoma, oppure sarà anche stata promossa, non so, ma questa non cambia lo stato delle cose.

Dunque, gli spartani continuavano a migliore la società, scartando gli individui che apparivano inutili e inventando le mutande da uomo, mentre la donna veniva convinta che è molto meglio quello che sta dietro di quello che sta davanti. Perché il perizoma è da dietro che dà il meglio di sé. E’ così assurdo volere che un uomo guardi prima i tuoi occhi invece che il tuo sedere? Cosa avrà di così straordinario un fondoschiena perfetto, tondo e sodo?
Ok, ok, mi è arrivata la risposta.

Senza generalizzare troppo, tornando a me, attualmente dell’erotismo non me ne importa un fico secco. Cioè, ho il mio erotismo e non ho bisogno di chissà che per stimolare la mia fantasia sessuale; il problema è l’erotismo del maschio, che invece ha bisogno di essere stimolato e ringalluzzito da un certo tipo di biancheria intima. Che poi quella biancheria, di intimo, non ha proprio un bel niente, perché non è fatta per il proprio intimo piacere, ma per quello altrui e dunque -a parer mio- l’intimità sta a quella biancheria come il ballo del Quaqua sta alla Lap dance.


Il fatto è che a me piace stare comoda e l’erotismo con la comodità non ha molto a che vedere. Vedasi il perizoma. Perché io sono una che dorme coi calzettoni perché ha sempre i piedi freddi, che usa pigiami che inorridirebbero un taglialegna del Kentuky; sono una che soffre di sinusite e spesso va a letto con un capellino di lana. Calato fino al naso.
Però non fatevi un’impressione sbagliata, ho ancora molte cartucce da sparare, nonostante i calzettoni e il capellino, è che mi piace la comodità, ecco.

Inoltre sono pigra e quando compro le mutande le compro in stock. Nere o bianche  e in cotone, al limite azzurre, ma niente fantasie accattivanti o tessuti scivolosi, semi trasparenti e sexy. La mutanda (parola perfetta, chechè ne dica Word) deve essere così: comoda e rassicurante, da lanciare nella lavatrice senza timore che si rovini e soprattutto che non s’infili là, dico. La mutanda dice tutto di te, la mutanda ti rappresenta. Senza mutanda non sei nessuno.

Mutatis mutandis, concludo dicendo che non esiste nessun maschio che possa convincermi dell’utilità sociale del perizoma e che, arrivata alla mia età, se deciderò di mettermi ancora quella specie di trappola tra le chiappe sarà per qualcosa di molto valido, tipo raccogliere fondi per un’associazione che costruire un’astronave che contenga qualche miliardo di esseri viventi prima della fine del mondo del 2012.
 
Buona mutanda a tutti

domenica 26 giugno 2011

C'era una volta la donna moderna.

I testi di sociologia ci rivelano che la donna è uscita dalla grotta.
Dopo millenni di preistorica sottomissione, pare che lei si sia emancipata e finalmente liberata dall’oppressore, decidendo di tagliarsi i capelli e rendendo così difficile la vita all’uomo che non sa più dove afferrarla.

Certo, l’uscita dalla grotta non è stata semplice, non è che l’uomo abbia spostato il masso invitandola con gioia ad uscire dall’antro.
Il masso, la donna, se l’è spostato da sola, anche se qualche uomo giurerebbe il contrario.
Mentre lui era impegnato in virili occupazioni (tipo capire che per far rotolare qualcosa ci voleva la ruota) la donna faceva rotolare il masso.
Ma questo non sta scritto in nessun testo.

Certo, una volta che la tana è stata aperta, lui ha fatto puerili tentativi di attirarla nuovamente al suo interno. Ha promesso mari e monti, che sarebbe cambiato, che non avrebbe più lasciato la tavola del w.c. sollevata e il bordo della tazza sporco. Ma la stragrande maggioranza delle donne non si è fatta incantare.

Allora l’uomo, veramente disperato, ha tentato la carta sentimental-ospedaliera, facendo leva sull’istinto da crocerossina che quasi tutte le donne possiedono. Ha, dunque, giurato di star male, davvero male e (Dio non voglia!) di star forse per morire.

Chissà perché la donna con la febbre a quaranta, la sciatica e l’emicrania fa tutto come se niente fosse, mentre l’uomo con un’unghia incarnita prende una settimana di malattia, si sdraia sul divano giurando di star per esalare l’ultimo respiro.

Ma la stragrande maggioranza delle donne non si è fatta incantare neanche questa volta. Così, scevra da ogni sudditanza, lei ha definitivamente messo il punto alla sua schiavitù.
 Va beh, diciamo un punto e virgola, ma è stata grande, fantastica, non si è voltata indietro nonostante sentisse l’uomo lamentarsi e chiedere perdono.

Col tempo la donna moderna ha recuperato il tempo perduto, ha raggiunto incredibili risultati e superato ogni aspettativa.
Talvolta ha lasciato perplesso l’uomo, perché da un lato chiedeva di esser trattata alla pari, mentre dall’altro pretendeva la diversità. E, credetemi, ci vuole molto meno per confondere un uomo.

Incredibilmente, però, la donna moderna cercava ancora l’Uomo, ma che fosse un  principe azzurro, perché qualcuno da piccola le aveva detto che da qualche parte uno così esisteva sul serio. Un Uomo nobile e gentile, pronto ad accorrere in aiuto della donna in ogni momento, generoso e altruista, coraggioso e in calzamaglia, ecco ciò che lei voleva.

Ha cercato in ogni dove, percorrendo chilometri e chilometri, alla ricerca di quell’Uomo meraviglioso che le avrebbe restituito fiducia nell’altro sesso. Ma col tempo ha dovuto ammetterlo: chi sosteneva che quest’uomo meraviglioso esistesse, aveva fatto un grossolano errore di valutazione. Certo, uno così esisteva sul serio, però non si trattava del principe azzurro, ma solo dell’Uomo Ragno.









domenica 29 maggio 2011

Cuore di mamma

 Il giorno in cui mio figlio, mentre lo sgridavo, ha cercato di spegnermi col telecomando della tv, ho capito che dovevo riprendere in mano la situazione.

Il fatto che abbia cinque anni non depone in mio favore. Perché non è vero che “bambini piccoli, piccoli problemi”. O forse sarà anche vero, ma non è per niente consolante, soprattutto quando cerchi di far capire ad un piccoletto ciò che deve fare, e lui, con le sopracciglia aggrottate e il dito indice puntato, ordina:” In cucina, mamma, prepara il pranzo!”.

Non è semplice accettare che un abitante della Terra di Mezzo ti zittisca, ma devi essere pronta anche a questo. Perché le madri DEVONO essere sul serio pronte a tutto, ma proprio  a tutto. Un po’ come per le leggi dello stato: non è ammessa l’ignoranza, e dunque non  puoi farti trovare impreparata.

Certo, è tutto vero quello che dicono della maternità: è una cosa meravigliosa. Ma a singhiozzo, non so se capite. I momenti fantastici sono intervallati da tanti altri momenti in cui vorresti citofonare a Dio e chiedergli: “Ma sei proprio certo di quello che hai fatto? Intendevi su serio affidare a me questa creatura?”

Certo che quando quel piccoletto ti abbraccia forte forte e ti dice che ti vuole un bene infinito, capisci che c’è sempre qualcuno che ne sa più di te. Oppure, quando ti dice: “Mamma, da grande ti vorrei sposare!”, e tu, col cuore colmo d’amore, rispondi: “Certo, amore, ma sai che non è possibile…”.
Lui ti guarda con condiscendenza, perché lo sa benissimo che non ti potrà sposare e ti risponde: “Lo so, mamma, perché quando sarò grande tu sarai morta”.

                                          R.I.P.