domenica 28 aprile 2013
lunedì 15 ottobre 2012
Le donne non fanno ridere
Questo sosterrebbero alcuni prestigiosissimi studi
americani. In pratica, percentualmente, ci sarebbero più uomini che donne
divertenti. Ma sarà vero?
Non voglio certo contraddire i “prestigiosissimi”
studi, ma forse è bene fare un po’ di chiarezza.
Parrebbe, per esempio, che le donne non raccontino
barzellette a sfondo sessuale se nel gruppo ci sono degli uomini, mentre questi
ultimi non fanno distinzione di sesso, cioè non si mettono alcun problema se
nel gruppo ci sono delle donne. Ma questo non varrebbe per le donne di Hong
Kong che, a quanto pare, raccontano moltissime barzellette a sfondo sessuale,
più delle americane e delle europee. Forse le donne di Hong Kong sono più
disinibite delle altre? O sarà forse che gli uomini di Hong Kong non hanno
pregiudizi nei confronti delle donne che raccontano barzellette a sfondo
sessuale?
Dunque, escludendo le donne di Hong Kong (che sono
delle gran simpaticone), l’umorismo sembrerebbe un tratto prevalentemente
maschile. La donna che racconta troppe barzellette (per giunta a sfondo
sessuale) probabilmente viene percepita
come “poco seria”, e questo non avrebbe niente a che vedere con l’umorismo.
Ma forse la
spiegazione è un’altra. Probabilmente l’uomo occidentale vuole vedere nella donna o la madre dei
propri figli o la realizzatrice dei propri reconditi desideri. Nessuna delle
due opzioni andrebbe d’accordo con l’umorismo, perché dare alla luce un figlio
ha ben poco a che vedere col divertimento; non parliamo poi della seconda possibilità,
che potrebbe sì avere a che fare col divertimento ma di altro tipo (non c’è
niente che smorzi una performance sessuale come una risata nel momento
sbagliato).
Dunque, gli esperti sull'argomento dicono che l’umorismo è un dominio prettamente maschile,
ecco perché ci sarebbero più uomini che donne diverti, anche se non sono in
grado di dirci il perché.
Grazie tante, eminenti studiosi. Nell'attesa di
maggiori delucidazioni da parte vostra, vado a farmi una sana risata.
domenica 14 ottobre 2012
Recensione di Adriana Pasetto ad Appuntamento al buio
Appuntamento al buio è l'opera prima di Maria Letizia Musu, edita da SensoInverso nel 2010. Il romanzo tratta principalmente il rapporto tra una madre e un figlio ormai trentenne che non riesce però a tagliare il cordone ombelicale: Dario lavora in una casa editrice, vive da solo eppure sua madre gli riserva lauti pasti consegnati a domicilio e non solo. Infatti, come svelato nel titolo, la madre di Dario è convinta di dover trovare per lui la donna della vita, tanto da organizzargli infine un appuntamento al buio. Come finirà? Le mamme a volte hanno ragione e tante altre volte no.
Il libro, oltre alla trama fin qui esposta, è però caratterizzato dall'utilizzo di una forte ironia e di un umorismo difficilmente riscontrabili altrove e meritevoli certamente di un pubblico ben più vasto. L'autrice riesce in ogni frase non solo a far sorridere il lettore ma anche a colpire precisamente il punto centrale della questione, andando così a descrivere effettivamente ciò che può avvenire nel rapporto tra madre e figlio. Ciò che colpisce è sicuramente l'utilizzo di un protagonista maschile, mentre l'autrice è donna, ma questo è ben spiegato nella presentazione del libro (che potrete trovare qui). In un viaggio tra realtà e pazzia, Dario lascerà al lettore il piacere di scoprire lentamente la sua personalità e forse scoprirà le risposte che cerca sin dall'infanzia.
Un'autrice da non lasciarsi scappare e un'opera da avere sul comodino per passare qualche ora di grande ilarità. L'umorismo è un'arte che spesso in molti provano a praticare senza però saperlo fare; scrivere opere umoristiche è ben più complesso di quello che si può immaginare e l'autrice in questo caso ci mostra perfettamente l'insieme degli elementi che un romanzo houmor dovrebbe avere.
Adriana Pasetto
lunedì 1 ottobre 2012
Lunedì odio tutti
Carburo lentamente, molto lentamente. Per essere in sincronia con la settimana che inizia, il mio lunedì dovrebbe iniziare il martedì, per intenderci.
Odio praticamente tutti e siete pregati di salutarmi con un cenno e possibilmente da lontano. Non tollererei un: "E allora, come va?".
Come va?
COME VA???
Ve lo dico io come va. Va che l'uomo non è fatto per lavorare, lavorare è contro natura e la natura non dimentica. Forse che gli animali o le piante hanno bisogno di lavorare? No.
Solo noi siamo così presuntuosi da volerlo fare.
Ma un giorno saremo puniti per questo moto d'orgoglio.
Buon lunedì a tutti.
domenica 30 settembre 2012
Donne
-Prof, ho detto a Chiara che la amo.
-E le che ti ha risposto?
-Ha detto "Lo so".
-E tu che hai fatto?
-Le ho detto che la voglio sposare.
-E lei?
-Lei mi ha risposto che ora non può pensare al matrimonio perché deve diplomarsi e poi laurearsi. Poi sta pensando ad un dottorato di ricerca alla Bocconi e un Master negli Stati Uniti; poi avrà l'esame di Stato e la pratica. Solo allora potrà pensare agli uomini.
-...
-...
Uomini e donne
Gli uomini, quando ti vogliono conquistare, ti fanno credere che sei la donna più fantastica del mondo.
Quando ti hanno conquistato, vogliono convincerti che invece sei la donna più cretina dell'intero universo.
Quando ti hanno conquistato, vogliono convincerti che invece sei la donna più cretina dell'intero universo.
mercoledì 29 febbraio 2012
È sempre colpa dell'uomo
Per secoli noi donne abbiamo
dovuto sentirci dire una frase tremenda: “Non sai darmi un figlio
maschio”.
Generazioni di donne si sono
sentite colpevolizzare dai propri compagni, accusare d’inadempienza e ridurre
alla stregua d’inette, non in grado di raggiungere un semplice obiettivo: dare un
erede di sesso maschile che potesse tramandare ai posteri il cognome
dell’uomo.
Insomma, miliardi di donne
hanno dovuto vivere e convivere col senso di colpa, magari partorire mezza
dozzina di bambini fino al sospirato erede.
Questo perché i maschi, senza mezzi termini, scaricavano la responsabilità del sesso del
nascituro su di loro.
Ebbene, mie care amiche, ho una notiziona per voi.
Ogni individuo viene
programmato dalla natura come femmina e per ben sei settimane i feti sono tutti
di sesso femminile. Poi, alla settima settimana, accade il fattaccio: entra in
azione un gene che determina il sesso del nascituro e UDITE! UDITE! questo gene
si trova nel corredo genetico del maschio.
Dunque, poiché i cromosomi
che determinano il sesso sono due (XX per la donna e XY per l’uomo) e poiché
ogni genitore regalerà il 50% del corredo, potrà accadere che:
a) la donna dia X e l’uomo X
= XX, cioè una femminuccia.
b) la donna dia X e l’uomo Y
= XY, cioè un maschietto.
Insomma, la donna può dare
solo X ma l’uomo può dare X oppure Y. Dunque la COLPA (se mai ce n’è stata una)
del sesso del nascituro è esclusivamente del MASCHIO!
Ed è solo una di una lunga
serie.
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