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lunedì 17 agosto 2020

Ci manca qualcosa

 


‹‹Eva, non hai anche tu la sensazione che in questo posto manchi qualcosa?››

‹‹Hmm… no, mi sembra ci sia tutto. Cibo, acqua… è bellissimo...››

‹‹Sì, certo, è bellissimo… ma certe volte non ti capita di pensare che manchi… non so… qualcosa per rendere tutto perfetto?››

‹‹Dio ci ha dato tutto quello di cui avevamo bisogno per vivere…››

‹‹Sì… certo… però mi sento… come spiegarti? Non completo… Ho anche in mente quello che vorrei ma non ne ho mai visto uno in giro e dunque non so cos’è…››

‹‹Ho capito a cosa ti riferisci!››

‹‹Davvero?››

‹‹Ma sì, certo, ci penso anch’io  e sempre più spesso!››

‹‹Allora avevo ragione che mancava qualcosa!››

‹‹Sì, certo, manca uno uguale a noi, solo più piccolo, che abbia i miei capelli e i tuoi occhi, che pianga quando ha fame e quando fa la cacca.››

‹‹Eh?››

‹‹Sì, è così che te lo immaginavi, vero?››

‹‹Veramente me lo immaginavo ultrapiatto, a colori, con immagini di uomini in pantaloncini che corrono dietro un pallone… Ma chi sarebbe quel nanetto frignone di cui parlavi?››


(da Ci amiamo da morire, ma non è detto che sia una buona notizia)

Le cose accadono a chi le sa raccontare

 





Questa è una verità assoluta e vale anche per il mondo della scrittura.

Pensiamo a una pizzata, una di quelle occasioni goliardiche in cui l'amico più spiritoso racconta fatti accadutigli o, più semplicemente, una barzelletta. Probabilmente avremmo già il sorriso sulle labbra ancor prima che lui abbia pronunciato la prima sillaba, perché tono/espressione/gesti sono quelli giusti per far arrivare la storia. Magari la barzelletta è pure vecchia, ma non importa. Il nostro amico, che sa raccontare come nessuno, ce la renderà gradevole e godibile. Un po' come vedere i film del nostro comico preferito: anche se è la centesima volta non possiamo far a meno di ridere/sorridere. A me succede con Totò.

Tutto è stato già scritto, come si sa, quindi ciò che distingue un buon lavoro da uno mediocre è lo stile. Ma stile è una parola che vuol dir tutto e niente, inoltre si entra nel campo minato del gusto, perché lo scrittore più osannato del mondo non piace a tutti e il suo stile può essere elegante o pesante, a seconda dei gusti.

Ma, al di là di questo, è indubbio che ciò che conta è "come" si racconta. Catturare l'attenzione del lettore da subito, incuriosirlo, dargli magari qualcosa di "noto" ma proposto in modo diverso, originale. Per quel che mi riguarda, la prima pagina di un libro è determinate. Oserei dire le prime righe. Al 99% so già se quel libro potrà piacermi o no, ma siccome ho anche un 1% di margine d'errore, di solito arrivo a 4/5 pagine. Entro queste l'autore si gioca tutto, perché non credo affatto che esista l'obbligo di portare a termine un libro se non mi piace. Sarà che non ho molto tempo da dedicare alla lettura, per cui non posso permettermelo.

Dunque, saper raccontare, detto semplicemente. Ecco quello che conta. Un po' come quando ci si sedeva attorno al fuoco e qualcuno raccontava storie che tenevano gli occhi sgranati e la bocca aperta a grandi e piccoli. Questo dovrebbe essere l'obiettivo da raggiungere per uno scrittore.