Gli uomini, quando ti vogliono conquistare, ti fanno credere che sei la donna più fantastica del mondo.
Quando ti hanno conquistato, vogliono convincerti che invece sei la donna più cretina dell'intero universo.
domenica 30 settembre 2012
mercoledì 29 febbraio 2012
È sempre colpa dell'uomo
Per secoli noi donne abbiamo
dovuto sentirci dire una frase tremenda: “Non sai darmi un figlio
maschio”.
Generazioni di donne si sono
sentite colpevolizzare dai propri compagni, accusare d’inadempienza e ridurre
alla stregua d’inette, non in grado di raggiungere un semplice obiettivo: dare un
erede di sesso maschile che potesse tramandare ai posteri il cognome
dell’uomo.
Insomma, miliardi di donne
hanno dovuto vivere e convivere col senso di colpa, magari partorire mezza
dozzina di bambini fino al sospirato erede.
Questo perché i maschi, senza mezzi termini, scaricavano la responsabilità del sesso del
nascituro su di loro.
Ebbene, mie care amiche, ho una notiziona per voi.
Ogni individuo viene
programmato dalla natura come femmina e per ben sei settimane i feti sono tutti
di sesso femminile. Poi, alla settima settimana, accade il fattaccio: entra in
azione un gene che determina il sesso del nascituro e UDITE! UDITE! questo gene
si trova nel corredo genetico del maschio.
Dunque, poiché i cromosomi
che determinano il sesso sono due (XX per la donna e XY per l’uomo) e poiché
ogni genitore regalerà il 50% del corredo, potrà accadere che:
a) la donna dia X e l’uomo X
= XX, cioè una femminuccia.
b) la donna dia X e l’uomo Y
= XY, cioè un maschietto.
Insomma, la donna può dare
solo X ma l’uomo può dare X oppure Y. Dunque la COLPA (se mai ce n’è stata una)
del sesso del nascituro è esclusivamente del MASCHIO!
Ed è solo una di una lunga
serie.
domenica 15 gennaio 2012
Sposarsi uccide il matrimonio
Quando
si è innamorati cotti è il momento peggiore per sposarsi.
Non
c’è niente che ottenebri di più il cervello come l’amore e poiché
(teoricamente) il matrimonio dovrebbe durare tutta la vita, con la mente
ottenebrata dalle pulsioni più irrazionali del mondo, risultiamo tutti dei
dementi, incapaci di vedere la realtà così come realmente è, ma solo in una versione geneticamente
modificata.
I nostri avi questo l’avevano capito perfettamente;
infatti ai loro tempi i matrimoni erano tutti combinati. Ci si sedeva a tavolino e se lui era vecchio e ricco e
lei giovane e povera il matrimonio
sarebbe partito con ottime premesse.
Prova
ne sia che quei matrimoni duravano una vita intera. Chi dice che la durata era
strettamente legata alla mancanza del divorzio, è un malpensante.
Inoltre,
se qualcuno non avesse pensato a combinare il primo matrimonio della storia,
noi non saremo qui, e mi riferisco ad Adamo ed Eva.
Ma
oggi, escludendo i matrimoni combinati e partendo dall’assunto che avvinghiati
nelle spire dell’amore non possiamo essere assolutamente oggettivi, mi direte:
ma allora quando è meglio sposarsi?
Credo
che, per avere delle buone possibilità che il matrimonio duri più di un nano
secondo, si debba aspettare quel momento esatto (non prima e PORCO CANE!
neanche dopo) in cui lui smetta di
sembrare quel gran figo, affascinante, acuto e con gran senso dell’umorismo, e
lei smetta di apparire dolce, sexy e un po’ geisha.
Il
guaio è che, affinché si giunga a questa folgorazione, ci si deve necessariamente
sposare.
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venerdì 14 ottobre 2011
Marco, ti devo parlare
-Marco,
ti devo parlare.- mi dice Franca e la sua espressione non promette niente di
buono.
Giuro,
non ho mai capito perché certe persone, quando ti devono dire qualcosa di
tremendo, sentono il bisogno di avvisarti.
Franca è così, sta per piantarmi un pugnale
nel cuore ma ci tiene a farmi sapere che è una persona gentile. Vorrebbe farmi
credere che si preoccupa per me, che in fondo mi vuole bene, qualcosa del tipo:
“Credimi, io non vorrei darti questo dolore, davvero, se dipendesse da me… ma
non posso fare altrimenti!”.
E
mentre lei si mette la coscienza a
posto io comincio a morire, dilaniandomi tra mille possibili nefaste notizie.
Aborro
le morti lente, la sofferenza dialettica; sono invece per le cose drastiche e
definitive. Franca, vuoi dirmi che la nostra storia è finita? Cazzo, dillo!
E
mentre i secondi passano, i tuoi occhi non reggono i miei e si abbassano.
-Ti
ascolto.- rispondo io.
Ecco,
vedete come sono pragmatico? Mica sto a girarci intorno o a farmi prendere dal
panico per qualcosa che ancora non so. Ti spiano la strada, cara Franca, ti
offro il fianco affinché tu possa affondare la lama senza senso di colpa. Ti
faccio credere che il tuo patetico tentativo d’indorarmi la pillola sta
ottenendo il risultato sperato.
-Non
so da dove cominciare…- tentenna lei.
E
no, cazzo! Ti sto rendendo le cose facili, più di così potrei solo leggerti nel
pensiero. Lo so che vorresti, ma mi dispiace: la lettura del pensiero non era
prevista nel nostro rapporto. Muoviti a sputare quelle parole che chissà quante
volte ti sei ripetuta prima di venire da me. Avrai anche fatto le prove allo
specchio, immaginandoti davanti al sottoscritto e cercando il modo più elegante
per dire che mi lasci, che mi molli, che magari hai già un altro.
Un
altro. Sono mesi che lo sospetto. Chissà, se sei fortunata sarà uno che ti
legge nel pensiero.
-Comincia
da dove vuoi.- ribatto io.
Il
panico nel tuo sguardo mi dice che sarà dura.
Lo
so, è un po’ come il tema a piacere, non si sa mai cosa scrivere. La verità vi
renderà liberi, ha detto qualcuno. Ecco, ti sto lasciando libera di dirmi la
verità, d’iniziare da dove vuoi, che altro pretendi da me? Che dica quelle
maledette parole al posto tuo? Scordatelo.
-Ecco…
Vorrei che la prendessi nel modo migliore…
Dove
la dovrei prendere?
Se
mi tradisci da mesi (come sospetto) DILLO! Smettila di fingere un imbarazzo che
di certo non provavi quando te la spassavi con quello, chiunque sia, che ti
auguro proprio ti legga nel pensiero, perché queste conversazioni
ammazzerebbero chiunque.
-Appena
mi avrai detto tutto, saprai immediatamente come la prenderò.- rispondo calmo.
Io
non leggo nel pensiero, ma per fortuna neanche tu. Perché in quel caso sapresti
quali eleganti epiteti mi sovvengo alla mente al solo pensiero di te con un
altro, tu con tutte quelle menate sulla fedeltà, sul “io e te” per sempre, ecc.
ecc. Era meglio che stavi zitta allora, ma è meglio che ora ti muovi a parlare
se no non rispondo di me.
-Allora…
-riprende lei mesta.- hai presente il rag. Serra, quello del primo piano?
ALT.
Il
rag. Serra? Quella specie di mocassino ambulante che ha l’espressività di un
merluzzo essiccato? Credevo avessi gusti migliori, Franca. Sì, mi deludi. Ma è
un particolare irrilevante, anche se essere mollati per uno così potrebbe
compromettere il mio amor proprio e il mio pragmatismo.
-Sì,
ho capito…-dichiaro.
No,
in realtà non ho capito come cavolo possa esserti piaciuto uno così. E guai a
te se osi tirarmi fuori menate tipo “non so neanche io come sia potuto
accadere…”!
-Credimi,
non so proprio come sia potuto accadere…-esordisce lei.
Cazzo.
Mi
siete testimoni, questa donna se la sta cercando.
Il
rag. Serra del primo piano, che avrà almeno 60 anni, con un’andatura da
cammello, odore di naftalina e NON SAI PROPRIO COME SIA POTUTO ACCADERE?
-Prova.-
rispondo io.
Se
verrete a trovarmi niente giornali, cioccolato o arance. Per favore. Spero
anche di essere in cella da solo.
-Allora…
-prosegue Franca - Il rag. Serra aveva parcheggiato malissimo, giuro! Mi aveva
lasciato uno spazio piccolissimo… eh, ma piccolo… Mi sembrava di farcela,
davvero, se no non mi sarei mai sognata di tentare il parcheggio in
retromarcia, per giunta in salita… e credimi, non so proprio come sia potuto
accadere… la tua macchina… ecco… non credo sia un grosso danno… non so, non me
ne intendo… ma la macchina del ragioniere…. quella sì…
Respiro
lentamente, cercando di mantenere la calma. La mia BMW nuova, ritirata dieci
giorni fa. La mia BMW e la mia ragazza. La mia ragazza che, sebbene abbia la
sua macchina, oggi ha deciso di prendere la mia. La mia BMW nuova. Nuova di
zecca. Ci sono voluti dieci anni di lavoro per potermela permettere. Ok, sempre
meglio di una storia con Rag. Serra, ma parliamo della mia BMW. Erano almeno
dieci anni che la desideravo una macchina così, me la sognavo di notte, cosa
che non ho mai fatto per nessuna donna. Neanche Franca ho sognato come sognavo
una macchina così.
Cerco
il mio pragmatismo, ma non lo trovo. Penso alla mia BMW ritirata dieci giorni
fa e alla mia ragazza, che vive con me da 9 giorni.
BMW
batte ragazza 10 a 9.
Penso
alla naftalina e al fatto che forse era meglio una storia col rag. Serra. Un
giudice clemente avrebbe compreso il delitto d’onore. Sì, era meglio che Franca
mi avesse tradito col rag. Serra.
-Franca,
ti devo parlare.- e la mia espressione non promette niente di buono.
lunedì 15 agosto 2011
Io, l'erotismo e il perizoma
Bene, immagino che qualcuno di voi stia già ridendo.
Diciamo che lo prenderò come un complimento.
Dunque,
premetto col dirvi che -attualmente- io sto all’erotismo come una mutanda della
nonna sta ad un perizoma. Inoltre Word mi ha sottolineato di rosso la parola
“mutanda” e non la parola “perizoma” e questo è sospetto. Ma ci tornerò poi.
Ho
detto “attualmente” perché intorno ai venti/trent’anni qualche perizoma l’ho
comprato, così, tanto per averlo nel cassetto, perché non si sa mai. Ho anche
provato a usarli, mi sono impegnata sul serio, ma volete mettere una comoda
mutanda tradizionale (che neanche senti), con quello stretto di Gibilterra che
s’infila tra le chiappe e che a ogni passo ti ricorda crudelmente di stare lì?
Un’amica mi disse che è questione d’abitudine. Beh, non avevo nessuna
intenzione di abituarmi a quell’arma letale, e poi perché? Così l’uomo,
quando mi guarda il sedere, non vede il segno dell’elastico? Che se lo metta
lui il perizoma, che poi il sedere glielo guardo io.
Dunque,
le mutande, dicevo. Che poi a noi donne delle mutande degli uomini non è che
c’importi molto, nel senso che, sì, magari ad alcune piace il boxer e ad altre
lo slip, ma non è che scriviamo una tesi di laurea sull’argomento. Agli uomini
(delle mutande delle donne) pare che invece importi parecchio e, tra l’altro,
vorrei ricordarvi una cosa: il perizoma l’hanno inventato proprio gli uomini
nell’antica Grecia. Solo che ad un certo punto, gli antichi si sono fatti furbi
e hanno inventato le mutande da uomo, mentre la donna è retrocessa al perizoma,
oppure sarà anche stata promossa, non so, ma questa non cambia lo stato delle
cose.
Dunque,
gli spartani continuavano a migliore la società, scartando gli individui che
apparivano inutili e inventando le mutande da uomo, mentre la donna veniva
convinta che è molto meglio quello che sta dietro di quello che sta davanti.
Perché il perizoma è da dietro che dà il meglio di sé. È così assurdo volere
che un uomo guardi prima i tuoi occhi invece che il tuo sedere? Cosa avrà di
così straordinario un fondoschiena perfetto, tondo e sodo?
Ok,
ok, mi è arrivata la risposta.
Senza
generalizzare troppo, tornando a me, attualmente dell’erotismo non me ne
importa un fico secco. Cioè, ho il mio erotismo e non ho bisogno di chissà che
per stimolare la mia fantasia sessuale; il problema è l’erotismo del maschio,
che invece ha bisogno di essere stimolato e ringalluzzito da un certo tipo di
biancheria intima. Che poi quella biancheria, di intimo, non ha proprio un bel
niente, perché non è fatta per il proprio intimo piacere, ma per quello altrui
e dunque -a parer mio- l’intimità sta a quella biancheria come il ballo del
Quaqua sta alla Lap dance.
Il
fatto è che a me piace stare comoda e l’erotismo con la comodità non ha molto a
che vedere. Vedasi il perizoma. Perché io sono una che dorme coi calzettoni
perché ha sempre i piedi freddi, che usa pigiami che inorridirebbero un
taglialegna del Kentuky; sono una che soffre di sinusite e spesso va a letto
con un capellino di lana. Calato fino al naso.
Però
non fatevi un’impressione sbagliata, ho ancora molte cartucce da sparare,
nonostante i calzettoni e il capellino, è che mi piace la comodità, ecco.
Inoltre
sono pigra e quando compro le mutande le compro in stock. Nere o bianche e in cotone, al limite azzurre, ma niente
fantasie accattivanti o tessuti scivolosi, semi trasparenti e sexy. La mutanda
(parola perfetta, chechè ne dica Word) deve essere così: comoda e rassicurante,
da lanciare nella lavatrice senza timore che si rovini e soprattutto che non
s’infili là, dico. La mutanda dice tutto di te, la mutanda ti rappresenta.
Senza mutanda non sei nessuno.
Mutatis mutandis, concludo dicendo che non esiste
nessun maschio che possa convincermi dell’utilità sociale del perizoma e che,
arrivata alla mia età, se deciderò di mettermi ancora quella specie di trappola
tra le chiappe sarà per qualcosa di molto valido, tipo raccogliere fondi per
un’associazione che costruisca un’astronave per contenere qualche miliardo di esseri
viventi prima della fine del mondo.
Buona mutanda a tutti.
domenica 29 maggio 2011
Cuore di mamma
Il giorno in cui mio figlio, mentre lo sgridavo, ha cercato di spegnermi col telecomando della TV, ho capito che dovevo riprendere in mano la situazione.
Il fatto che abbia cinque anni non depone in mio favore. Perché non è vero che “bambini piccoli, piccoli problemi”. O forse sarà anche vero, ma non è per niente consolante, soprattutto quando cerchi di far capire ad un piccoletto ciò che deve fare, e lui, con le sopracciglia aggrottate e il dito indice puntato, ordina:” In cucina, mamma, prepara il pranzo!”.
Non è semplice accettare che un abitante della Terra di Mezzo ti zittisca, ma devi essere pronta anche a questo. Perché le madri DEVONO essere sul serio pronte a tutto, ma proprio a tutto. Un po’ come per le leggi dello stato: non è ammessa l’ignoranza, e dunque non puoi farti trovare impreparata.
Certo, è tutto vero quello che dicono della maternità: è una cosa meravigliosa. Ma a singhiozzo, non so se capite. I momenti fantastici sono intervallati da tanti altri momenti in cui vorresti citofonare a Dio e chiedergli: “Ma sei proprio certo di quello che hai fatto? Intendevi su serio affidare a me questa creatura?”
Certo che quando quel piccoletto ti abbraccia forte forte e ti dice che ti vuole un bene infinito, capisci che c’è sempre qualcuno che ne sa più di te. Oppure, quando ti dice: “Mamma, da grande ti vorrei sposare!”, e tu, col cuore colmo d’amore, rispondi: “Certo, amore, ma sai che non è possibile…”.
Lui ti guarda con condiscendenza, perché lo sa benissimo che non ti potrà sposare e ti risponde: “Lo so, mamma, perché quando sarò grande tu sarai morta”.
R.I.P.
domenica 15 maggio 2011
Tra un click e l'altro
Se tra un click e l’altro riesco anche a stendere il bucato e rifare i letti, vuol dire che sono un’incredibile casalinga oppure che è ora di cambiare il computer?
Io SONO un’incredibile casalinga, però il punto è un altro: cambiare computer non è come cambiare fidanzato. Perché se decido di cambiare fidanzato, posso sempre giustificarmi che la magia di un tempo non c’è più, che le nostre strade hanno preso direzioni differenti. E, mentre all’inizio in nostri sguardi s’intrecciavano più appassionatamente di due liane della foresta pluviale, ora siamo lontani come il cactus e il baobab. Io sarei il cactus e il riferimento al baobab è puramente casuale.
Ma cambiare il computer? Chi cambia un computer non lo fa perché è sparita quella magia che c’era all’inizio del rapporto, ma perché qualcun altro ha deciso al posto suo. C’è quindi un disegno più grande, qualcosa d’ineluttabile, forse il tempo stesso o il naturale finire delle cose. Un po’ come l’evoluzione della specie e quindi potrebbe essere tutto un discorso darwiniano, qualcosa che non possiamo contrastare, come un 3 in storia o una multa per divieto di sosta.
Oppure qualche cretino dall’altra parte del mondo avrà deciso che solo dopo cinque anni il mio pc è un rottame, o ancora perché un altro cretino da questa parte del mondo, mi ha mandato un virus subdolamente travestito da amicizia su fb. Che poi è il momento in cui si è più vulnerabili, in cui crediamo che c’è qualcuno che vuole noi, proprio noi e nessun’altro. E fanculo tutto, il nostro amor proprio, i nostri saldi principi e -impavidi- decidiamo una volta tanto di fare qualcosa di assurdo e fanculo tutto. Fanculo anche il computer, ovviamente, perché molli come lumache, dopo avere accettato quell’amicizia, scopriamo che sì, voleva noi, proprio noi. Perché di fessi come noi è pieno il mondo.
Dunque, dicevo, lo cambio o non lo cambio? Perché cambiare computer è come cambiare casa. Nessuno ti conosce meglio di lei e viceversa. Un computer ti rappresenta. Le tue cartelle sono perfettamente in ordine e trovi sempre quello che cerchi? Oppure hai miliardi di cartelle che giureresti di non aver creato tu e quando cerchi qualcosa desistiti dopo cinque minuti perché ti conosci fin troppo bene?
Il fatto è che un giorno penso che sia arrivato il momento e il giorno dopo mi contraddico. Ecco, non sono affidabile neanche con me stessa.
Un rumore tremendo nell’altra stanza, qualcosa che è caduto per terra, una sedia o mio figlio. Ah, se non ci fosse la forza di gravità! Aspettatemi, vado e torno.
…
Eccomi.
Dunque, dicevo prima, c’è sempre un disegno più grande di noi. Qualcosa d’ineluttabile, forse il tempo stesso o il naturale finire delle cose.
Domani esco e lo cambio. Perché -prima o poi- tutto cade verso il basso, il sedere, le tette, la pancia, e anche i computer non si possono ribellare alla forza di gravità.
P.S. Ora sto scrivendo dal pc del mio fidanzato.
P.S. Ora sto scrivendo dal pc del mio fidanzato.
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